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domenica, giugno 03, 2007

E' TORNATO!!!!


Alla faccia di Bush, Fidel si è fatto vivo in TV davanti a tutto il mondo!!!
Finalmente è tornato uno degli ultimi baluardi in america latina, insieme al Venezuela di Chavez, contro l'imperialismo americano.
Fidel è apparso in forma, ma ancora per quanti anni potrà governare su Cuba?
Cosa sarà di questa magnifica isola dopo la sua morte?
Spero soltanto che i suoi successori continuino a portare avanti l'ideali socialisti permettendo però maggiori libertà e sviluppo alla popolazione.
Questo non può essere facile visto le forti pressioni che provengono dagli USA, però bisogna sempre ricordare che va combattuto fino alla fine l'imperialismo americano, anche a costo di grandi sacrifici come la libertà personale.
Non si sarà mai liberi fino a quando continueremo a stare sotto il giogo americano.
Anche perché le nostre libertà proprio in nome di una democrazia inesistente sono state già messe in grave discussione.
La testimonianza di questo è evidente dai controlli maggiori in apparenza per prevenire attentati terroristici e dalle guerre in Afghanistan ed Iraq!
La democrazia non si esporta con la guerra, il terrore, la violenza, gli omicidi, le torture, l'insicurezza motivati dall'egoismo più puro e profondo!!!!!
NO alla guerra in nome della democrazia!!!!
SI alla pace in nome della libertà!!!!!
Allora lottate,
lottiamo,
lotta
sempre
dovunque
comunque
lotta.

sabato, marzo 24, 2007

INTERVISTA A G. STRADA

Prima di leggere l'intervista a Strada riportata su Corriere.it vorrei esprimere il mio parere sulla liberazione di Mastrogiacomo.

Sono contento che si sia salvata una vita, dispiaciuto per la morte dell'autista e della scomparsa dell'interprete di M.

Poi mi lascia senza parole l'arresto del mediatore di Emergency edella strumentalizzazione di tutta la faccenda da parte della politica italiana e non solo.

Mi fa veramente schifo vedere i voltagabbana della politica italiana, uno su tutti Berlusconi, che prima erano felici e grati ad Emergency per la soluzione del sequestro, poi dopo i commenti degli USA..... leggete questa intervista e poi fatemi sapere.

Ciao!


Strada: «E’ stato il governo a chiedermelo Gli Usa hanno girato la testa dall’altra parte»
Intervista al fondatore di Emergency dopo la mediazione per il rilascio di Mastrogiacomo: se tornassi indietro, forse non lo rifarei
Gino Strada in compagnia di Daniele Mastrogiacomo subito dopo la liberazione del cronista (Ansa)KABUL — Gino, se tornassi indietro? «Col senno di poi, la voglia sarebbe di lasciar perdere tutto».
...e lasciar morire Daniele? «Cristo, se si va a vedere come finisce tutto in speculazione politica, non è bello. Quando ti ci trovi dentro, non è bello ».
Non dire che non te l’aspettavi... «Figurati, non m’aspettavo certo che qualcuno ci dicesse grazie. Però ci è stata chiesta ufficialmente una cosa dal governo italiano, e noi l’abbiamo fatta. Adesso dobbiamo uscirne in pari, vorrei solo non perderci. Non può essere che qualcuno ne esca coi casini. Perché il risultato di tutta questa storia, è che il giornalista di Repubblica torna a casa e dentro, al suo posto, c’è uno di noi». Clicca, telefona, fuma, si alza, si siede, ritelefona, riclicca: di fronte la veranda inondata di sole, felpa blu e Rolex blu, Gino Strada lavora come se questa storia fosse infinita. Non è finita, in effetti. Stamattina il fondatore di Emergency incontra il ministro della Sanità afghano, Fatimi: vuole sapere perché dopo cinque giorni è ancora in galera Rahmatullah Hanefi, il manager dell’ospedale di Lashkar Gah che ha trattato coi talebani per liberare Daniele Mastrogiacomo. «Qualcosa mi devono dire. C’è l’impegno di Prodi, non è che possano tirarsi indietro tutti. Dicono: avete trattato coi talebani. Ma che significa?».
Per Cossiga significa che siete vicini ad Al Qaeda. «È l’infamia d’un irresponsabile, lo querelo. Anche se lo sanno tutti che denunciare Cossiga è come bussare in banca la domenica pomeriggio. Non si rende conto che ci mette in pericolo? Come quell’altro—carino! — che ha detto che rischio di fare la fine di Calipari».
Gli afghani si chiedono chi sia questo Rahmatullah così ben inserito: liberò anche Gabriele Torsello... «Il fatto è uno: finché Rahmatullah è ingabbiato, noi non possiamo sapere dove sia Ajmal, l’interprete di Mastrogiacomo. I servizi afghani negano d’averlo preso. Se l’è portato via un altro gruppo. Ma io non voglio invischiare un altro mio uomo, per farlo parlare con Dadullah. Per capire se Ajmal è in pericolo, se i talebani ridono o se l’atmosfera è tesa, l’unico che può qualcosa è Rahmatullah. La verità è che dietro questa storia c’è la vendetta del capo della sicurezza afghana: era seccato, perché domenica i primi due talebani dello scambio erano già stati trasferiti da Kabul a Kandahar. Ma mica l’avevo deciso io, se la prenda con Karzai...».
Quanti gliene avete dati davvero? Sappiamo che all’inizio ne avevano chiesti 15, poi s’è capito che gliene interessavano soprattutto tre. Ma quando il governo è riuscito a scarcerarne due, loro hanno rilanciato a cinque più un sesto (quello che i talebani hanno condannato a morte e non vuole uscire). «Sono cinque. Il sesto è uno che ha già scontato un terzo della pena: il governo vuole scarcerarlo applicando la legge, che lo consente».
Ma è giusto trattare coi talebani? «La domanda va rivolta ad altri. Parisi che considera sia stato un errore affidare tutto a me! Lo dica a D’Alema: io me ne stavo a Khartoum, sono loro del governo che m’hanno chiamato... Tutti scandalizzati, adesso. Perché non hanno avuto i c... di dirlo dieci giorni fa, che non bisogna trattare coi talebani, quando a Daniele stavano tagliando la gola? Non è questione d’un talebano, d’un filippino o d’un finlandese: se uno ha deciso d’ammazzare l’ostaggio, non è una persona pregevole con cui discutere. È un assassino. E con uno così, mica può andare a trattare il governo italiano».
E chi fa i paralleli col caso Moro? «Non si possono paragonare i due sequestri. Il governo faccia la lista di quelli con cui si può trattare: alla fine, per definire chi è terrorista e chi no, s’accorgerà che non va da nessuna parte. Mica hanno la carta d’identità, i terroristi. E se chiedi al mullah, ti dice che i terroristi sono gli altri. L’unica linea è: non si tratta con gli assassini. Benissimo, ma da quando in qua si tratta per un ostaggio che non rischia d’essere assassinato? ».
Ma è credibile che americani e inglesi non sapessero? «Non ci hanno aiutato. Presumo lo sapessero, però. Hanno girato la testa dall’altra parte. L’ambasciatore Sequi è venuto qui, dove abito, e ha alzato un dito al cielo: "Guardi, Strada, che gli americani hanno un cono d’ascolto su questa casa"».
Te la sei presa coi giornali che in questi giorni scrivevano «i tagliagole islamici»: e l’uccisione dell’autista, allora? «Nessuno nega che Dadullah tagli le gole. Se ne vanta, ci sono i video. Quel che non mi va, è che li chiamino "islamici": è un’offesa a tutti i musulmani».
Ègiusto farli sedere alla conferenza sull’Afghanistan? «Non mi pare il problema centrale. Il problema è se agli afghani interessa una conferenza promossa dalle forze di occupazione. E chi decide chi sono gli afghani buoni e i cattivi, i talebani governativi e i Dadullah? ».
Francesco Battistini

martedì, marzo 20, 2007

Mastrogiacomo torna a casa

Finalmente è stato liberato il giornalista Daniele Mastrogiacomo di "Repubblica".

Oggi ho letto il suo diario dei 15 gg di prigionia che mi ha colpito molto per vari motivi:

1.La fredda crudeltà dei talebani. Senza remore hanno ucciso un ragazzo di 24 anni, padre di 4 figli più uno che sarebbe dovuto arrivare, sgozzandolo con ferocia inaudita.

2. Per come Mastrogiacomo a descritto i suoi sentimenti, le sue paure, mi sono immedesimato in lui e ho provato un senso di angoscia profonda. E' assurdo pensare che nel 2007 ancora avvengano queste cose e altre purtroppo peggiori.

3. Per come i Talebani hanno giustificato la coltivazioni di papaveri da oppio: "noi non consumiamo oppio, siete voi che lo richiedete" Inquietante.....

Questo sequestro che ho seguito più da vicino, come gli altri, mi fanno riflettere su molte cose e porre molti interrogativi importanti.

1. Perché andare in Afghanistan a guerreggiare con i Talebani?
2. Veramente la cultura occidentale è superiore alle altre? Chi siamo noi, chi è l'ONU, l'America, l'Europa unita, per stabilire cosa fare, combattere contro un popolo, invadere una nazione sovrana e fare la guerra?
3. Perché, gli sforzi strenui, giusti, per liberare Mastrogiacomo non vengono fatti anche per terminare questo conflitto ingiusto, dove centinaia e centinaia di persone sono morte? Dove donne e bambini sono quelli che pagano il prezzo più alto?

Ci soffermiamo su questo uomo, finalmente libero, ma quante volte ci siamo soffermati a pensare alle sofferenze delle mamme, dei papà, dei bambini afghani e iracheni che ogni giorno vivono nel terrore?
Se pensiamo di perdere una persona a cui vogliamo bene in maniera improvvisa e violenta ci sentiamo male, ci pervade l'ansia, ci sembra di trovarci in un incubo..... ebbene è quello che provano i nostri simili in Afghanistan, Iraq e in tutte quelle zone del mondo dove la parola guerra, il suo più profondo, crudele, amaro, orrendo, significato non verrà mai dimenticato!

Veramente può l'ONU portare la pace tanto agognata in questa zona turbolenta del pianeta?

E' inutile giustificare tutto questo, come fa Bush, dicendo che si lotta contro il terrorismo, è stato debbelato? Non prendiamoci in giro.

Ora come uscire dal pantano Afghanistan?

Andatelo a chiedere agli strateghi della guerra lampo.

La guerra non è mai giusta o giustificabile!!!

giovedì, marzo 15, 2007

LIBERI!!! Le ingiustizie nel Delta del Niger

Finalmente dopo due mesi sono stati liberati i due italiani tenuti prigionieri in Nigeria.

Ma perchè sono stati rapiti?

Cos'è il MEND?

La risposta alle due domande è strettamente collegata alllo sfruttamento del petrolio, di cui è ricca la Nigeria.
L'oro nero frutta enormi richezze che in un paese democratico e civile vengono divise equamente tra la popolazione. (Vedi Chavez in Venezuela).
Siccome questo non avviene n Nigeria le popolazioni del Delta del Niger hanno creato delle milize armate per far valere i diritti della popolazioni di questa regione, che secondo loro ricevono una minima parte derivante dallo sfruttamento del petrolio.
Ecco il motivo del rapimento di tecnici stranieri, inclusi i due italiani liberati da poco, porpio per sensibilizzare la comunità internazionale sulla disparità di trattamento perpetuata dal governo nigeriano.

E cosa fa la comunità internazionale? L'ONU liberatrice, sponsorizzatrice, baluardo in difesa della democrazia e uguaglianza tra popoli?

Come in Darfur (a cui dedicherò un altro post) sta a guardare alla finestra, inerme a favore delle multinazionali del petrolio forti economicamente("a buon inteditor poche parole", citando un detto popolare).

Non giustifico l'uso della violenza per far valere i propri diritti, Ghandi è un esempio su tutti, però mettiamoci nei panni di questi uomini, di queste donne che vedono i loro figli crescere nella fame, nell'ignoranza e nella povertà in mezzo ad una foresta per i benefici di pochi e i mali di molti!!!!!

giovedì, gennaio 25, 2007

FIDEL VIVE!


Questa foto dimostra che Fidel Castro è ancora vivo!!!


Grazie a Chavez per il suo contibuto contro l'imperialismo americano


Alla faccia di Bush!!!!!!

Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!
LOTTA!
SEMPRE
DOVUNQUE
COMUNQUE
LOTTA!

lunedì, gennaio 22, 2007

BUSHATE

Da Repubblica.it:
Carta canta di M. Travaglio
"Il generale Tommy Franks ha informato il presidente George W. Bush che le ostilità in Iraq sono finite. Lo ha detto la Casa Bianca" (Ansa, 30 aprile 2003)

"Per l'Iraq e l'Afghanistan l'Amministrazione americana del presidente George W. Bush considera conclusa, in entrambi i teatri di guerra, la fase 'dei maggiori combattimentì e sostanzialmente finite le ostilità. Il segretario alla difesa americano Donald Rumsfeld s'appresta a dichiararlo a Kabul, dove è in visita, per l'Afghanistan. E' quanto si apprende da fonti al seguito di Rumsfeld" (Ansa, 1° maggio 2003)

"Le operazioni di combattimento importanti sono finite in Iraq. Nella battaglia dell'Iraq, gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno prevalso" (George W. Bush, Ansa, 1° maggio 2003).

"Saccheggiando a mani basse da Hollywood, da 'Top Gun'a 'Independence Day', la Casa Bianca ha trasformato l'atterraggio e il discorso di George Bush dal ponte della portaerei Lincoln nella immagine perfetta della conclusione vittoriosa della guerra in Iraq e nell'inizio della campagna elettorale per il 2004. Sulla torre di comando della Lincoln spiccava uno striscione enorme: 'Missione Compiuta'. Era il tema di fondo della visita di Bush" (Ansa, 2 maggio 2003).

"Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa ed era una minaccia e ora non lo è più: lo ha oggi detto il presidente americano George W. Bush, rispondendo a domande di giornalisti alla Casa Bianca. Bush ha ribadito che gli Stati Uniti resteranno in Iraq fin quando la loro missione non sarà compiuta, confermando l'impegno alla ricostruzione e alla democratizzazione del Paese e dicendosi 'ottimistà sul conseguimento degli obiettivi. Quanto al rinvenimento delle armi di distruzione di massa, esso è 'solo questione di tempo'" (Ansa, 2 luglio 2003)

"Concittadini, in Iraq stiamo combattendo per vincere e stiamo vincendo" (George W. Bush, Ansa, 31 gennaio 2006).

"Manterremo la rotta. Aiuteremo la giovane democrazia irachena a trionfare. Sarà un importante trionfo ideologico nella grande lotta del XXI secolo" (George W. Bush, Ansa, 30 agosto 2006).

"E' mia responsabilità dare agli americani una valutazione sincera di quanto sta accadendo in Iraq. Stiamo vincendo" (George W. Bush, Ansa, 25 ottobre 2006).

"Non stiamo vincendo e non stiamo perdendo" (George W. Bush, Ansa, 19 dicembre 2006).

"La situazione in Iraq è diventata inaccettabile per gli americani e anche per me. Mi assumo la piena responsabilità degli errori commessi. E' chiaro che dobbiamo cambiare la nostra strategia" (George W. Bush, Ansa, 11 gennaio 2007).

Non ci sono commenti da fare.
E' evidente l'assurdità della guerra in Iraq, di tutte le guerre.
Anche oggi un paio di autobombe hanno fatto 50 morti ca.

Veramente bravo Bush e tutti i suoi alleati.

Almeno il nostro paese ha avuto quel pizzico di saggezza nel terminare la missione militare in Iraq.
Credo che solamente con missioni umanitarie si possa veramente aiutare la popolazione irachena decimata da questa assurda guerra e dalle sue orrende conseguenze.

mercoledì, gennaio 10, 2007

Ambiente 2

Che belle le stagioni!!!!!!

Coricarsi l'inverno, dentro il letto bello caldo, godersi il torpore delle coperte che tiri su fino a coprirti tutta la testa.

Passegiare di notte per il centro della tua città per goderti la fresca brezza estiva.

Dare due tiri a pallone con gli amici in un prato fiorito in primavera.

Passegiare lungo i viali pieni di folgie gialle in autunno, sentire il suono della pioggia sulle foglie.

Che doni stupendi!!!!

Ma per quanto tempo ancora nel nostro paese, come in altri le stagioni ci saranno?

Sulla nostra pelle stiamo vedendo come il clima è cambiato. E' stato alterato dall'effetto serra procurato da noi essere umani.
Che fare allora?

Leggi che tutelano l'ambiente ed impediscono nelle grandi città il circolo delle automobili, poi investire sull'energia alternativa. Come?

Faccio degli esempi.

1. Potenziando i mezzi pubblici e multando chi prende la macchina per motivi futili e non sono in essa 2 o più persone.

2. Sapete che in Germania ci sono più pannelli solari che in Italia? Allora bisogna obbligare chi costruisce nuove abitazioni a mettere pannelli solari con sconti sulla bolletta elettrica se si immette energia all'interno della rete elettrica nazionale.(Fare la stessa cosa per le vecchie abitazioni)

3. Premiare chi ricila di più. Bisogna sensibilizzare le persone a riciclare.

Tre semplici cose, che possono cambiare in meglio il nostro ambiente, ma le faranno?

Penso mai!!!!

sabato, dicembre 30, 2006

LA MORTE DI UN CARNEFICE


Che tragedia!!!!

Così definerei la morte di Saddam Hussein, non perchè mi dispiace che sia morto un dittatore che ha massacrato migliaglia di vite innocenti, ma per quello che questa esecuzione significa.

Significa la morte della democrazia e dell'umanità; intesa come sentimento di fratellanza e unità tra i popoli.

Significa il fallimento completo delle presunte motivazioni dell'ingiusta invasione dell' Iraq.

Si voleva esportare democrazia, dare finalmente libertà e pace e tranquillità ad un popolo oppresso da un dittatore ma così non è stato e penso non lo sarà mai.

E' interessante notare un studio indipendente, riportato sulla rivista EMERGENCY (vi consiglio vivamente di sotenere Emergency), che calcola il numero delle vittime della guerra, il risutlato?

Da quando è iniziata l'invasione fino al luglio scorso sono morti ben 654.965 iracheni.

La cosa più drammatica? Nel periodo pre-invasione il 100% di morti in età infantile era dovuto a cause mediche, mentre ora il 40% dei decessi di bambini è provocato da armi da fuoco o da bombe.
Ci rendiamo conto di cosa significa tutto questo? Cosa comporta?


Credo di si.


Le decine di morti ogni giorno a causa di attentati ne sono un triste testimone.


Ti pervade un senso di impotenza, di sconforto nell'apprendere queste notizie, al pensiero che decine di bambini muoiono, o rimangono mutilati e/o senza genitori, che persone innocenti terminano la loro esistenza in maniera così violenta e per uno scopo ignobile, nel nome di un dio mai sazio: la GUERRA.


giovedì, dicembre 28, 2006

AMBIENTE

Golfo del Bengala, l'innalzamento del mare ha cancellato LohacharaGrazie al satellite l'università di Calcutta ha monitorato lo stato dell'atollo per mesi
Si alza il mare scompare un'isolaEvacuati 10.000 abitanti
di ANTONIO CIANCIULLO
Si alza il mare scompare un'isolaEvacuati 10.000 abitanti"
ROMA - Lohachara, piccola isola nella Baia del Bengala, è stata risucchiata nel gorgo dell'oceano in crescita e i suoi abitanti sono stati evacuati. È il primo lembo di terra ferma che paga il prezzo prodotto dal bombardamento di carbonio in cielo. La notizia, rimbalza dal sito del giornale inglese The Independent e segue il calvario degli isolotti già conquistati per giorni o settimane dal mare che si alza rabbioso sconvolgendo i villaggi e mettendo alla prova la sopravvivenza fisica e psicologica degli abitanti. Il cambiamento climatico ha cominciato a mutare le carte geografiche partendo da uno dei luoghi più popolati del pianeta. Là dove il Gange e il Brahmaputra si gettano nella Baia del Bengala è sparita Lohachara, diecimila persone evacuate, la prima isola abitata risucchiata nel gorgo del mare in crescita, la prima terra pagata come "danno collaterale" prodotto dal bombardamento di carbonio in cielo. La notizia rimbalza dal sito del giornale inglese The Independent e segue il calvario degli isolotti già conquistati per giorni o settimane dall'oceano che si alza rabbioso: non una risalita lineare, ma ondate violente che cadono come un colpo di frusta sugli atolli dell'oceano Indiano e del Pacifico sconvolgendo i villaggi, i campi, le riserve di acqua dolce. Un'invasione che mette alla prova la sopravvivenza fisica e psicologica degli abitanti. Quanto è possibile sopportare? Quando è ora di arrendersi? Nelle isole Tuvalu l'esasperazione ha portato 12 mila abitanti a un passo dalla fuga, dall'esilio volontario: hanno già chiesto asilo ambientale alla Nuova Zelanda e presto se ne andranno perché sanno di non poter più fermare il mare.
Negli arcipelaghi più ricchi, come le Hawaii, si difendono ancora divorando le isole meno redditizie a favore di quelle con più sdraio e ombrelloni. Spostano la sabbia da un punto all'altro per costruire i sea walls, muri che, anno dopo anno, si rivelano sempre più fragili e precari: un breve rinvio della crisi più che una soluzione. L'oceano Indiano, con la sua temperatura particolarmente alta, fa da apripista alla risalita degli oceani guadagnando in alcune zone anche il doppio della media globale che ormai viaggia sopra i 3 millimetri di crescita annuale. Solo nel Golfo del Bengala, assieme alle 400 tigri che stanno per passare dall'estinzione potenziale all'estinzione di fatto, sono a rischio immediato una dozzina di isole abitate da 70 mila persone. E' l'avanguardia dell'esercito dei profughi ambientali che sta per mettersi in campo. Nel raggio di cento chilometri dalla costa vivono oggi un miliardo e 200 milioni di persone, che nel 2080 raddoppieranno o triplicheranno. Secondo i calcoli di Robert Nicholls, uno dei ricercatori che da più tempo lavorano sulle previsioni climatiche, nello scenario peggiore, equivalente alla crescita di un metro del livello del mare per il 2080, decine di milioni di persone dovranno lasciare le loro case: più di 50 milioni nell'area dell'oceano Indiano, tra i 10 e i 50 milioni nella zona del Pacifico e di una parte dell'Atlantico, quasi 10 milioni di Africa e nel Mediterraneo. Questo scenario comporta anche forti perdite di territorio in tutti i continenti. Il 46 per cento delle zone umide costiere verrebbe invaso dal mare: perdite particolarmente gravi si avrebbero sulla costa orientale degli Stati Uniti, nel golfo del Messico, nel Mar Baltico, nel Mar Nero e nel Mediterraneo. I primi ad essere colpiti sarebbero quelli che portano le responsabilità minori del disastro ambientale prodotto principalmente dall'uso dei combustibili fossili. Un abitante delle piccole isole usa una minima frazione dell'energia utilizzata da uno statunitense, che è in cima alla piramide dei consumi, ma per molti arcipelaghi il destino appare segnato: dalle Tuvalu alle Maldive, dalle Kiribati alle Marshall, dalle Tonga alle Cook sembra scattato il conto alla rovescia. Tanto che gli abitanti di queste terre precarie, un pelo sopra il livello del mare, si sono consorziati in un cartello, l'Aosis (Alliance of Small Island States) che raggruppa 40 paesi. Per loro la battaglia del clima è una questione di sopravvivenza fisica.

Ci rendiamo conto di quanto è scritto sopra?

E il protocollo di Kyoto che fine a fatto?

Questa notizia deve girare il mondo sensibilizzare la coscienza dei potenti che devono chiedersi: se c'ero io su quell'isola o qualcuno della mia famiglia farei qualcosa per impedire l'immissione nell'atmosfera dei gas ad effetto serra(i quali producono tali disastrose conseguenze)?

Domandona vero?

Fa schifo chi governa questo sitema, pensa solo ai propri interessi e se ne frega altamente dei problemi dell'umanità.

La cosa che mi fa più rabbia e quelle persone che ancora credono in chi li governa, che ancora vanno a votare questi esseri. I quli estingueranno i propri simili in nome del dio potere.

Bisogna GRIDARE, URLARE, contro i potenti della terra , fare una "rivoluzione", tanto peggio di così può andare?

A parte la rivoluzione, la storia è testimone silenziosa che dopo di esse torna tutto come prima, anzi peggio. Basta guardarsi attorno per rendersene conto.

Quale futuro per i nostri figli?

Se siete lettori assidui del mio blog, conoscete la mia risposta a tale domanda e penso che guardandovi attorno, leggendo notizie come quelle sopra e ricordando la storia passata vi starete convincendo che ho, forse, una ragione inconfutabile.